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venerdì 23 marzo 2012

I lavoratori non sono merce da buttare

Segnalazione di Agostino, dal sito della Stampa.


Monsignor Bregantini: "I lavoratori non sono merce da buttare"

Vescovi all'attacco. In un'intervista a Famiglia Cristiana" il duro intervento del presidente della Commissione Cei per il Lavoro


Fonte

 «Lasciare fuori la Cgil sarebbe una perdita di speranza notevole, un grave errore». Uno dei «rilievi critici» che il presidente della Commissione Cei per il Lavoro, monsignor Giancarlo Bregantini, muove alla riforma Fornero è «il dispiacere che provo nel vedere la Cgil lasciata fuori da questa riforma».
  
«Un fatto che viene quasi dato come scontato - dice in un'intervista a Famiglia Cristiana -, quasi che il primo sindacato italiano per numero di iscritti non sia una cosa preziosa per una riforma del lavoro».

«Dietro questa fetta di sindacato - aggiunge monsignor Bregantini - c'è tutto un mondo importante, cruciale, da coinvolgere per camminare verso il futuro. Altrimenti c'è il rischio che questa parte sociale, con i suoi milioni di iscritti, resti disillusa, arrabbiata, ripiegata su atteggiamenti difensivi, su un passato che non c'è più».

«Bisogna chiedersi, davanti alla questione dei licenziamenti, chiamati elegantemente, con un eufemismo, flessibilità in uscita, se il lavoratore è una persona e non una merce», afferma Bregantini.

«È la grande istanza dell'enciclica sociale Rerum Novarum - prosegue -. La questione di fondo. Il lavoratore non è una merce. Non lo si può trattare come un prodotto da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio, perchè resta invenduto in magazzino. Leone XIII lo scrisse nella pietra miliare del cattolicesimo sociale, emanata nel 1891, più di un secolo fa». «È un pò come nella questione della domenica derubricata a giorno lavorativo - aggiunge il presidente della Commissione Cei -. In politica ormai  l'aspetto tecnico sta diventando prevalente sull'aspetto etico».


Secondo mons. Bregantini, inoltre, «se con Berlusconi la questione centrale era legata al profitto, oggi c'è l'aspetto tecnico che domina ogni questione politica. Ma alla fine tra profitto e aspetto tecnico si crea una sintonia eccessiva. L'aspetto etico nella politica è necessario. E invece non è più tenuto in considerazione».

lunedì 5 gennaio 2009

Lavoro e precarietà (della vita)



Segnalo questa iniziativa del circolo PD - Circoscrizione 2 di Torino. La crisi globale sta colpendo duro: dalla finanza si è trasferita all'economia reale, con la conseguente perdita di posti di lavoro. Con tutti i problemi che ne conseguono.
Nel mese di dicembre, rispetto all'anno prima, il ricorso complessivo alla cassa integrazione del settore industriale ed edile è infatti aumentato del 110,28%, con una crescita boom della cig ordinaria che è aumentata addirittura del 525%. La cig straordinaria è invece diminuita, sempre a dicembre 2008 rispetto a dicembre 2007, dell'11,61%. I nuovi dati sono stati diffusi dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Questa serata vuole essere un'occasione per capirci qualcosa di più e sentire le proposte del PD su questo tema.

Venerdi 16 gennaio 2008, ore 20,30 - Sala dei Centomila (Parco Rignon), corso Orbassano 192/A Torino.
Intervengono Tom DEALESSANDRI (vice sindaco di Torino), Rocco LARIZZA (consigliere regionale) e Antonio BOCCUZZI (parlamentare).

Modera Paola Pozzi (consigliere regionale).

Sono stati invitati Carlo Chiama (segretario cittadino) e Gianfranco Morgando (segretario regionale).


Introduce Daniela Cocca, del Circolo PD Santa Rita Mirafiori Nord.

giovedì 6 novembre 2008

Illuminate i lavoratori: spegnete (per un giorno) le luci d'artista


Anche quest'anno Torino vedrà accendersi le luci d'artista, e già dai primi di novembre. Alcune mi piacciono, altre no e non le capisco, ma questi sono gusti miei personali.
Però quest'anno le trovo particolarmente inadatte.
Avete idea della dimensione della crisi che sta colpendo Torino?
Secondo il sindaco Chiamparino "la città sta pagando dazio più di altri", monsignor Poletto esprime "preoccupazione per le famiglie di lavoratori precari che non hanno nemmeno diritto alla cassa integrazione" e anche Epifani dice che Torino è l'epicentro della crisi.

Un pò di dati?*
Secondo Bresso in tutto il Piemonte ci sono 40 tavoli di crisi aperti.

Il centro ricerche Motorola ha cancellato 370 lavoratori, giovani ingegneri e tecnici che un bel mattino di novembre del 2008 si son sentiti dire "si chiude". E rischiano pure di non avere la cassa integrazione perchè l'azienda non ha pagato i contributi per gli ammortizzatori sociali.

La Dayco ha messo in mobilità 470 tute blu, da un giorno all'altro.

La Bertone: da tre anni 1200 operai sono in cassa integrazione e ora aspettano di sapere se gli amministratori nominati dal Tribunale troveranno una soluzione.

La Pininfarina. Dopo la morte di Andrea deve far fronte a 700 milioni di euro di debiti, tanto che si ipotizza la chiusura di due stabilimenti del canavese e una riduzione degli addetti (si parla di 700 operai).

La Michelin ha annunciato la chiusura dello stabilimento Stura. I 640 operai saranno trasferiti a Cuneo e Alessandria.

Powertrain: cassa ridotta a sette giorni per 1200 addetti.

E poi c'è Mirafiori... cassa integrazione per 3500 operai. Tutte le linee, tranne quella dell'Alfa MiTo.

Insomma, tra chiusure, casse integrazioni, spostamenti, mobilità e compagnia, la crisi sta colpendo circa 8000 persone. Ho i brividi mentre lo sto scrivendo, credetemi.

Sono sicuro che spegnere le luci d'artista non cambierebbe nulla. E penso anche che a nulla serva vestirsi a lutto e piangersi addosso.
Bisogna reagire. Ciascuno secondo le proprie responsabilità.

Ma per innescare la reazione deve esserci un momento di forte solidarietà e coesione da parte di tutta la comunità - città. Tutti dobbiamo stringerci intorno a queste persone che stanno rischiando di perdere il lavoro. E credo che l'amministrazione cittadina, per prima, debba essere vicina a loro.

Per questo lancio una nuova iniziativa.
Chiedo alla Circoscrizione 2 (sul cui territorio, tra l'altro, sorge lo stabilimento Fiat Mirafiori) che si faccia carico di proporre al Comune di Torino un gesto simbolico: spegnere, per un giorno, le luci d'artista in segno di solidarietà con quei lavoratori e quelle lavoratrici.
E' solo un gesto simbolico, ma potrebbe avere una valenza molto importante per circa 8000 persone.

Se siete d'accordo con questa iniziativa, lasciate il vostro nome in un commento e diffondetela il più possibile. Provvederò poi a formalizzare la richiesta alla Circoscrizione 2 con tanto di nomi allegati.

* Fonte La Repubblica del 4 novembre 2008

martedì 9 settembre 2008

Sicurezza sul lavoro... una chimera??


Vedi altre foto di questo ponteggio su Flickr

Si parla tanto in questi giorni del film sulla tragedia Thyssen. Non mi interessa qui discutere sulla pellicola, quanto sul tema di fondo: la sicurezza sul lavoro.
Milletrecento morti all'anno per incidente sul lavoro sono troppi, troppissimi per un paese che si definisce "civile".

Eppure ogni volta che si aggiunge un nome alla lista nera dei cadaveri da lavoro ecco i soliti proclami della classe politica e imprenditoriale: basta, è stato l'ultimo, le cose devono cambiare, bisogna dare un giro di vite normativo e bla, bla bla. Tempo due giorni che il clamore si abbassa e tutto è dimenticato.
Ma questa gente c'è mai stata in un cantiere??? Lo sa che le leggi ci sono già? Lo sa che la sicurezza è una questione soprattutto culturale e che è proprio il lavoratore che se ne deve rendere conto, perchè è lui che ci rimette la pelle?
E' un tema talmente complesso e vasto che un solo post non può bastare. Ci tornerò sopra.
Intanto vi lascio questa foto che esprime bene il concetto della responsabilità: vedete quattro assi di legno incrociate a due a due.
Le prime due sono poggiate da un lato sul cestello di una navicella lavavetri (di quelle che si vedono nei film dove gli operai lavano centinaia di vetri all'esterno dei palazzoni) e dall'altro lato su quattro rotoli di guaina impermeabilizzante; sopra queste due assi ci sono le altre due che poggiano da un lato proprio solo sulle due assi di sotto e dall'altro sul parapetto del palazzo (ad una altezza di circa 23m da terra).
Io che seguo quel cantiere come direzione lavori, quando ho visto quella sottospecie di ponteggio, ho detto al responsabile tecnico dell'impresa che se non avesse rimosso subito quella cosa gli avrei chiuso il cantiere. Lui è cascato dalle nuvole: quale ponteggio, non c'è nessuno ponteggio!
Si è capito poi che anche lui era all'oscuro della cosa e che era stata un'iniziativa di alcuni suoi operai che avevano bisogno di tinteggiare un pezzettino di muro ad altezza superiore ai 2,5m e che avrebbero perso troppo tempo a montarsi il trabattello regolare.
Capito? A fare delle "furbate" del genere una volta ti va bene, la seconda magari pure, ma prima o poi ti scappa l'incidente o, peggio, ci rimani secco. Per questo dico che è una questione di responsabilità personale del lavoratore, prima di tutto il resto.

PS nella colonna di destra trovate il box con tre foto caricate su Flickr che rendono bene l'idea di come è stato realizzato questo "ponteggio"

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